
Sabato 18 Febbraio
da Bologna

Biografia:
Franklin Delano nasce nell'Agosto del 2002 da un'idea di Paolo Iocca che assieme
a Marcella Riccardi, appena uscita dall'esperienza Massimo Volume da poco
sciolti, inizia ad arrangiare alcuni pezzi da lui scritti. Dopo qualche concerto
nel Maggio 2003 la band si chiude nella stalla di Bombanella (MO) e con l'aiuto
di
Davide
Cristiani e Massimo Gattel (Ulan Bator) registra un demo di 7 pezzi da proporre
alle etichette. Dopo l'estate i Franklin Delano suonano in concerto con gli
Okkervil River e vanno poi in tour per l'Italia assieme ai Sin Ropas di Tim
Hurley (ex-Red Red Meat) maturando notevolmente il loro sound dal vivo. Subito
dopo il tour a Samuele subentra Vittoria Burattini, anche lei ex-Massimo Volume,
che dà maggiore corpo e spessore al suono dei Franklin Delano.
A fine anno la Zahr Records di Cagliari si interessa ai Franklin Delano e
pubblica a Gennaio 2004 "All My Senses Are Senseless Today" esordio
su disco del gruppo che raccoglie i 7 pezzi precedentemente registrati a Bombanella.
Il disco riceve una buona accoglienza dalla stampa, ma per il gruppo rappresenta
un periodo lontano a livello compositivo, visto che nei numerosi live stanno
già proponendo alcuni pezzi nuovi.
L'anno 2004 vede la band lavorare al successore di "All My Senses",
che grazie ad una sinergia tra la trevisana Madcap Collective e la chicagoana
File-13 prende forma a fine anno per essere nei negozi a Febbraio 2005. Il
disco si chiama "Like a Smoking Gun In Front Of Me", è stato
registrato a Bologna da Giacomo Fiorenza e Francesco "Burro" Donadello
(GDM) e mixato a Chicago da Brian Deck (ex-Red Red Meat, produttore di Modest
Mouse, Iron&Wine). Il disco vede la partecipazione di Stefano Pilia (3/4Had
Been Eliminated), e Tim Rutili, Jim Becker e Ben Massarella dei Califone in
quasi tutti i pezzi, ad aggiungere strati di deliziosi suoni ad un album compatto
ed estasiante.
Ad Aprile e Maggio 2005 i Franklin Delano fanno un tour di quaranta date coast-to-coast
negli Stati Uniti, culminato con una data all'Hideout di Chicago con formazione
allargata a sette elementi, con Joe, Ben e Jim dei Califone sul palco con
loro. L'estate 2005 li vede protagonisti in numerosi festival tra i quali
il Tora!Tora!, Soundlabs e molti altri. Nell'autunno 2005 Franklin Delano
raggiunge un accordo di distribuzione in Germania/Austria/Svizzera per Like
a Smoking Gun In Front Of Me con il distributore tedesco Paengg e annuncia
un minitour tedesco per Gennaio 2006.
Durante l'inverno 2005 la band stringe un accordo con Ghost Records di Varese
(One Dimensional Man, Bartok) per l'uscita nel 2006 del nuovo disco. I nuovi
brani, che la band sta testando dal vivo con la nuova formazione con alla
batteria Lucio Sagone (Ronin) e Marcello Petruzzi al basso (Caboto), saranno
completamente registrati e mixati a Chicago da Brian Deck nel corso della
primavera 2006.
Discografia:

Franklin Delano - All My Senses Are Senseless Today (Zahr Records, 2004)
Franklin
Delano - Like a Smoking Gun In Front Of Me (Madcap Collective/File-13, 2005)
Compilation:
"Bus Stop (alternate version)" su Madcap Compilation (Madcap Collective,
2004)
"You'll Never Get.." su Affiliate Program vol.2 (BSBTA Copenhagen,
2004)
"You'll Never Get.." su Songs for another place" Vol.1 (Urtovox/Awful
Biss, 2006)
Il Sito: www.franklindelano.org

Press su Like a Smoking Gun In Front Of Me:
"...è musica degli elementi, interazioni di faville nell'aria.
E se altrove la materia folk continua a perseguire
una strada fin troppo battuta, statica, il combo italiano ne offre un'interpretazione
tanto contaminata quanto
maiuscola...."
ENRICO VERONESE, BLOW UP #81 (8)
"..Un disco dove tutto suona maledettamente bene: dalla maturità
con qui sono maneggiate le chitarre
(pauroso il crescendo di All Your Body Broken Clues) all'inconfondibile stile
batteristico di Vittoria Burattini.."
ROSSANO LO MELE, RUMORE #157
"..non solo è un disco di una bellezza mostruosa, ma è
anche un'opera che può veramente rappresentare
qualcosa di importante."
HAMILTON SANTIA' , KALPORZ
"..Le chitarre vibrano paurosamente, gonfie, vivide, bellissime. Il suono
è eccezionale.."
CARLO PASTORE, ROCKIT

Dettagli Album
L'album è stato registrato durante lo scorso agosto da
Giacomo Fiorenza e Francesco "Burro" Donadello (GDM) agli Homesleep
studios di Bologna.
Successivamente la band è volata a Chicago, dove a settembre Brian
Deck (produttore tra gli altri di Red Red Meat, Califone, Modest Mouse, Iron
& Wine) ha mixato le tracce ai Clava/4-Deuces studios. Successivamente
l'album è stato masterizzato ai Colossal Mastering studios di Dan Stout.
L'artwork è stato curato da Jennifer Farrell (www.starshaped.com) e
Onga (Basemental/Martini Bros).
Il disco vede la partecipazione, al fianco di Paolo Iocca, Marcella Riccardi,
Vittoria Burattini e Stefano Pilia, di Tim Rutili (chitarre, piano, organo,
synth), Jim Becker (chitarre, violino, piano), Ben Massarella (percussioni)
e Francesco Donadello (vibrafono). La tracklist si compone di 10 tracce per
la durata complessiva di oltre 62 minuti.
L'album esce negli Stati Uniti per la File 13 di Chicago (www.file-13.com),
dallo scorso agosto partner di Madcap all'interno di quello che amiamo definire
l'affaire F.Delano.
Di Giancarlo Turra da www.sodapop.it
Franklin Delano - Like A Smoking Gun In Front Of Me (File 13/Madcap, 2005)
C'era notevole attesa attorno a questo disco: un gruppo italiano che brucia
le tappe con un ottimo esordio coronato da concerti esaltanti, che per il
seguito si trova a collaborare con i Califone, farsi mixare a Chicago da Brian
Deck e uscire su un'etichetta americana anche oltreoceano. Tutto nel giro
di poco più di due anni. Cosa più unica che rara dalle nostre
parti, dove la norma è il processo inverso e qualsiasi mediocrità
proveniente dall'estero viene elevata al grado di genio.
Il segno che si è davanti a musicisti dal talento non comune, e non
è certo un caso che al duo formato da Paolo Iocca e Marcella Riccardi
(chitarre, tante e diverse) si sia aggiunto in pianta stabile un pezzo importante
di storia della musica italiana: Vittoria Burattini che fu pulsante motore
ritmico nei Massimo Volume, quasi a voler riallacciare la continuità
di un percorso che non potrebbe essere più diverso nella forma ma pare
animato dal medesimo spirito, ovvero la determinazione a parlare liberamente
e con voce sicura attraverso il proprio operato artistico. Di nuovo, un fatto
che in Italia ha del miracoloso.
La musica, allora: fin dagli inizi accostati ai Califone, Franklin Delano
inseguono suggestioni appartenenti alla tradizione americana, desertiche e
folk; vivono momenti quieti e riflessivi alternati o interrotti da esplosioni
elettriche lancinanti; musica di chitarre che scagliano nel cielo la vocalità
della Riccardi, eterea controparte del più tormentato e al tempo stesso
catatonico Iocca. Il paragone con la band di Rutili e Massarella è
- seppur plausibile - quanto meno riduttivo: il gruppo di Chicago è
molto più legato alla terra, radicato in essa, laddove il trio bolognese
è invece più propenso ad elevarsi. Musica con un più
spiccato lato femminile, visionaria e lirica. Dall'iniziale Call It A Day
(che parte quasi in sordina per chiudersi con tre minuti di apocalittica lama
di drones) fino al congedo di Your Perfect Skin Line (in una versione più
minacciosa rispetto all'esordio), il disco è una camminata estatica
di un'ora tra cocci di bottiglia e sabbia rovente, erba imperlata di rugiada
mattutina e paesaggi osservati dal finestrino.
Gli arrangiamenti sono curatissimi nei particolari e donano un'identità
propria ad ogni singola canzone, pur nella compattezza dell'insieme: il piano
che punteggia la splendida Sounds Like Rain; le raffinatezze percussive di
Bus Stop; il sentore Beefheartiano che fa capolino nella stranita cantilena
All Your Body Broken Clues (ecco: se c'è un accostamento sensato, specialmente
da vivo, è con gli ultimi e immani Red Red Meat...); le sospensioni
di corde e gli scorticamenti di violino di We Don'T Care; il folk privo di
gravità di Travel In Space; il country classico e pacificato di Me
And My Dreams che riporta in vita Gram Parsons. Mi rendo conto di aver citato
tutti i brani tranne uno, Please Remember Me, distesa ballata degna dei Grant
Lee Buffalo di un decennio fa.
C'è soprattutto, oltre ogni possibile influenza elencabile, un qualcosa
che rende Franklin Delano un gruppo speciale e Like A Smoking Gun In Front
Of Me un disco di bellezza stordente e fascino duraturo, quale che sia la
provenienza geografica o la direzione indicata dalla bussola. Qualcosa che
induce a pensare che il viaggio sia solo agli inizi. Long may you run...

di Marco Del soldato da www.kronic.it
FRANKLIN DELANO
Like A Smoking Gun In Front Of Me
Madcap Collective / File 13 / Good Fellas
Certezze
La crescita è stata tanto evidente quanto repentina. Sono passati poco
meno di due anni dall'Ep di esordio, "All My Senses Are Senseless Today",
ed i Franklin Delano, svezzati da non pochi concerti spesso in ottima compagnia,
arrivano al primo vero album con una consapevolezza che alcuni potrebbero
giudicare sorprendente. Di certo nessuno oserà parlare di casualità.
Saliti a bordo degli Homesleep Studios di Bologna, i nostri sono volati in America da Mr. Brian Deck ed hanno chiamato i Califone per cesellare un dipinto ricco di particolari, in cui gli inevitabili rimandi alla sfera alt country sono rivisitati in una matura ottica personale. Prendete un pizzico di For Carnation e due grammi di Rex, buttateli in una pentola di rame un pò sporca ed aggiungete importanti quantità di liquidi desertici rubati ad una sorgente folk. Quindi sorseggiate, con nevrotica tranquillità, pensando di essere seduti sul gradino della chiesa di una piccola città degli States più profondi. Sarà facile, a quel punto, assaporare sensazioni rallentate nella dilatazione ("Bus Stop") ed invadenti nella schizofrenia trattenuta ("All Your Body Brokens Clues"), mentre un retrogusto vagamente blues si alternerà ad improvvise aperture pop ("We Don't Care") intransigenti nel mostrare un'apertura mentale non prevedibile in partenza e densa di spunti accattivanti.
Concreti nel legame con una visione circolare e cerebralmente
incessante della musica, i Franklin Delano giocano in maniera perfetta quella
che, in teoria, doveva essere la partita più importante della loro
ancor breve storia. E sbancano il tavolo.
(9/2/05)

Like a Smoking Gun In Front Of Me (Madcap /File 13, 2005)
di ©2005 Antonio Puglia da www.sentireascoltare.com
Come ampiamente annunciato nei mesi passati, i Franklin Delano tornano a appena
un anno dall'esordio con Like a Smoking Gun In Front Of Me, un album che si
preannuncia importante già dai crediti: registrato presso gli Alpha
Dept di Giacomo Fiorenza e Francesco Donadello (ormai un marchio di garanzia
della produzione indipendente italiana), è stato poi mixato a Chicago
da Brian Deck negli studi della Perishable Records dei Califone e ulteriormente
impreziosito dalla presenza degli stessi come guest di eccezione.
Se All My Senses Are Senseless Today si poteva interpretare come un guardarsi
attorno in attesa del momento propizio, Like a Smoking Gun In Front Of Me
rappresenta per il gruppo bolognese il primo, vero sforzo nella costituzione
di un personale universo musicale e poetico. L'alternarsi di cadenze indolenti,
le nenie ossessive (All Your Body Broken Clues), i noise e i lunghi drone
strumentali (memori delle recenti alchimie Wilco/O'Rourke), le sincopi e singulti
vanno tutte in questa direzione: conquistano e convincono ascolto dopo ascolto.
I Franklin Delano si rivelano anzitutto capaci di saper creare un'atmosfera
di fondo, un quadro sonoro ben preciso in cui ogni musicista gioca un ruolo
chiave: in primo luogo lo stesso Paolo Iocca, interprete vocale più
sicuro e convincente, ottimamente supportato da Marcella Riccardi (al controcanto
e alle consuete chitarre "di ricamo") e dal riconoscibilissimo drumming
di Vittoria Burattini, le cui rifiniture conferiscono un'inedita profondità
al sound del gruppo. Il salto di qualità c'è ed è netto,
dalla scrittura (più ferma e certa nelle melodie) agli arrangiamenti
(più focalizzati e mirati), il gruppo supera gli stereotipi del post
"classico" di marca Slint abbracciando nel contempo le trame desertiche
dei Califone.
Di fronte all'intensità dell'indolente di Call it a Day, alle melodie
squisitamente pop di Please Remember Me (tra Pavement e Wilco) e We Don't
Care, alle sospensioni di Sounds Like Rain, alle tinte psych-jazz vagamente
gelb-iane di Travel in space, alle suggestioni rurali targate Oldham di Me
and My Dreams, è evidente come i Franklin Delano debbano molto a Rutili,
Massarella e Becker ma abbiano senz'altro maturato un linguaggio musicale
personale. Forse non avrebbe guastato una maggiore concisione in certi episodi,
ma si tratta di peccati veniali: Like a Smoking Gun In Front Of Me non è
soltanto la conferma che attendevamo, è una piacevolissima sorpresa.
(7.0/10)
Franklin Delano
Like a smoking gun in front of me !
di Carlo Pastore da www.rockit.it
Il deserto passa per l'America. Entra nelle viscere dell'alt-country,
ribolle dentro il post e alla fine arriva giù dalle parti di Modena,
meglio a Bologna. Lentezza, quasi genetica. Chitarre, quasi sature. Occhi
celesti, piantati verso il cielo. Nessun timore di sembrare d'un altro paese:
di fronte alla musica siamo tutti uguali. Benvenuto in questo deserto. Ti
presento i Franklin Delano.
Chiariamoci subito. Franklin non è roba da tutti. Franklin è
per chi ha tempo, voglia, predisposizione. L'effetto è quello tipico
dello stupore, l'ascolto regala la sensazione di una talentuosa compostezza.
Cerca di capire, la folk music che c'è dentro questo disco non è
l'etno-trendy bollita che si è soliti pensare. Nessuna tarantella.
Qui dopo gli arpeggi di acustica arrivano i feedback, e allora sono minuti
di muro sinfonico. L'opera non è originale in senso assoluto ma è
personale in tutti i sensi: unisce il country blues di matrice americana al
pop, lo brucia con i rumori, lo scarna fino a renderlo larvale e poi lo ricostruisce.
Improvvisando.
Capiamoci bene. I nomi sono i soliti. Okkervil River, Red red meat, Califone.
La differenza è che i Califone, in questo disco, suonano. Non è
la solita girandola di paragoni. I missaggi di questo disco li ha fatti un
certo Brian Deck, già produttore dei Tortoise oltre che membro dei
Califone. Non è la solita marchetta alla Steve Albini (comunque massimo
rispetto). Tutto ciò influisce. Le chitarre vibrano paurosamente, gonfie,
vivide, bellissime. Il suono è eccezionale, al solito ben condotto
in cabina di regia da Giacomo Fiorenza e Francesco Donadello, Homesleep Studios.
Ma quello che più colpisce sono le canzoni. E qui i nomi non contano.
Dopo l'esordio autoprodotto, i Franklin Delano hanno trovato la quadratura
del cerchio. Hanno limato le cose inutili, hanno raddrizzato la struttura
dei pezzi, hanno saputo costruire contrappunti vocali ed elettroacustici,
hanno creato uno spazio rumoroso e minimale fra il silenzio e l'esplosione.
Non tutte le canzoni sono allo stesso livello, ma non ce n'è una brutta
e quelle belle sono bellissime. Ora capisci? Toccare il pop. Toccare il country.
Toccare il blues. Dentro questo triangolo coniugare al presente la parola
post. Voce del Verbo: Melodia. Prima persona singolare: Io installo la melodia
dentro i rumori della mia chitarra. È un verbo lungo, ci si può
sbagliare. Chi non sbaglia è perché ha studiato troppo. A lui
la tarantella, a noi una pistola fumante dritta al volto.
Franklin Delano
di ©2004-2005 Antonio Puglia da www.sentireascoltare.com
I Franklin Delano sono la creatura del cantante / chitarrista Paolo Iocca,
napoletano trapiantato a Bologna perdutamente innamorato del folk di Red Red
Meat, Califone, Will Oldham, Songs Ohia e Howe Gelb. Nati nell'estate del
2002 dall'incontro con Marcella Riccardi (ex Massimo Volume) e Samuele Lambertini
(successivamente sostituito da Vittoria Burattini, anch'essa proveniente dalle
file del disciolto ensemble emiliano), all'indomani della pubblicazione del
primo lavoro All My Senses Are Senseless Today sono stati subito indicati
come uno dei nomi di punta della scena "post" nostrana. Dopo la
pubblicazione del nuovo Like A Smoking Gun in Front Of Me, possiamo affermare
con certezza che i Franklin Delano hanno saputo far proprio un determinato
linguaggio musicale adattandolo alla propria sensibilità, al di là
di ogni rigorosa definizione stilistica.
Ne abbiamo parlato con il frontman del gruppo bolognese.

Intervista a Paolo Iocca
di ©2005 Antonio Puglia da www.sentireascoltare.com
- Anzitutto una pura curiosità: come mai questo nome?
Sentii pronunciare "Franklin Delano Roosevelt" alla tv. Era un documentario
sulla seconda guerra mondiale. Mi suonò bene e lo proposi agli altri.
Agli altri suonò altrettanto bene. Poi quando qualcuno mi chiedeva
il nome della band in cui suonavo e gli dicevo Franklin Delano, mi dicevano
tutti che quel nome l'avevano già sentito e mi chiedevano dove (quindi)
avevamo già suonato. Pensai che avevo scelto un nome che funzionava
davvero
A proposito: si pronuncia Franklin Dèlano!
- Quando è cominciata l'esperienza Franklin Delano? Da quali altre
esperienze provenivi?
In realtà diedi un taglio netto con la musica, sia suonata che ascoltata,
parecchi anni fa. Caddi in una crisi cupa da cui non sapevo più come
uscire, a tutti i livelli, compreso quello artistico. È stato per una
serie di fortunose coincidenze che ho scoperto il mondo dell'indie, alla tenera
età di 30 anni. Ho sentito l'esigenza dirompente di ricominciare a
comporre canzoni e poi di formare una band. Questo nel "lontano"
2001. Nel 2002 nasce ufficialmente la band.
- Come hai conosciuto Marcella?
Tramite Ferruccio Quercetti dei Cut. È stato lui a insistere sul fatto
che Marcella sarebbe stata la persona giusta con cui condividere il tipo di
progetto che avevo in mente. Le prime volte lei era un po' dubbiosa, ma i
brani le piacevano così tanto che alla fine ha deciso di starci dentro.
Da allora abbiamo percorso molta strada insieme e siamo cresciuti molto sia
musicalmente che professionalmente.
- Con l'entrata di Vittoria nel gruppo il vostro assetto sembra essersi consolidato
Sì, finalmente si è creata una dinamica stabile al nostro interno.
Siamo tutti e tre molto coinvolti nel progetto e ci diamo dentro tanto. A
livello musicale, dopo tanti concerti, abbiamo acquisito una facilità
d'interplay che ci consente di suonare anche in situazioni estreme - come
a volte è successo l 'anno scorso, tipo senza spie, senza impianto...
- Con quali ascolti ti sei formato?
Guarda, sono molti gli ascolti che hanno formato la mia musicalità:
dai Beatles e Lennon di quando ero bambino al metal dell'adolescenza, sono
passato attraverso svariati generi musicali. Poi ho avuto il buco nero di
cui ti parlavo. Ho smesso di ascoltare musica e non ho più voluto suonare.
Mi sentivo un pupazzo che imitava qualcosa di perennemente già sentito.
Paradossalmente era proprio l'eccesso di tecnica a bloccarmi. All'inizio del
2000 - all'epoca vivevo in Inghilterra - ho ricominciato a seguire la musica.
Ho scoperto l'indie quando sono tornato in Italia. Dopo vari ascolti ho cominciato
ad appassionarmi al nuovo folk americano, a partire da Red Red Meat e Califone,
passando attraverso Howe Gelb, Will Oldham, Songs:Ohia, Okkervil River, Sin
Ropas, Orso, Loftus e molti altri. Ora, nonostante i miei ascolti siano piuttosto
vari e non particolarmente legati a questo genere, stilisticamente mi sento
ancora molto legato a Tim Rutili, anche se sento di starmi muovendo oltre,
in una direzione più personale. D'altronde Tim, con la sua voce e il
suo stile alla chitarra, è l'artista che più è riuscito
a smuovermi qualcosa dentro, facendomi tornare a suonare. Questo non si può
cancellare. Ricordo ancora il giorno in cui ascoltai per la prima volta Carpet
Of Horses dei Red Red Meat ed ebbi la folgorazione: quella sarebbe stata la
musica che avrei fatto, quella che più di tutte toccava le mie emozioni
più sepolte. Inutile dire che quando ho avuto l'onore di avere Tim
Rutili a suonare sul nostro album, o quando lui mi ha ospitato a casa sua,
mi sentivo come un bimbo a cui avevano portato il regalo più bello
che potesse desiderare in quel momento.
- Raccontaci un po' della realizzazione di Like A Smoking Gun In Front Of
Me.
È un disco che parte da lontano, da addirittura prima dell'uscita del
nostro precedente All My Senses Are Senseless Today (che, come sai, è
uscito molto in ritardo rispetto alla data di registrazione). Alcuni brani
sono stati già proposti dal vivo durante il tour di All My Senses
,
altri sono nuovi e non li abbiamo mai proposti prima. Altri sono stati riarrangiati
perché ci eravamo accorti che non funzionavano a dovere. Altri sono
stati arrangiati pochi giorni prima della registrazione. Abbiamo registrato
agli Alpha Dept. di Giacomo Fiorenza e Francesco Donadello, in soli cinque
giorni. Per la complessità delle trame e strutture che abbiamo messo
in piedi, non mi sembra vero di essere riuscito a farlo in così breve
tempo. Per i missaggi siamo riusciti a concretizzare una collaborazione congiunta
di Brian Deck e i Califone stessi, nonostante Brian non avesse all'inizio
molta voglia di tornare a lavorare ai Clava (dove molto del suo passato musicale
e professionale si era consumato insieme ai Red Red Meat, con i membri dei
quali - Tim e soci - non era rimasto in rapporti troppo buoni). Alla fine
è stata una bella soddisfazione il sapere di averli fatti riappacificare
e il vederli lavorare insieme come ai vecchi tempi. Anche il missaggio e le
sovraincisioni dei Califone hanno preso solo cinque giorni.
Oltre al disco "suonato" abbiamo cercato anche di dare al prodotto
un impatto visivo che fosse particolare, fuori dai soliti schemi. Volevamo
che il nostro disco fosse un pezzo d'arte tout-court. Con la supervisione
del nostro consulente/piovra Onga di Basemental abbiamo curato ogni piccolo
particolare, dalle copertine (stampate a mano a Chicago da Starshaped Press)
agli inserti e alla serigrafia del cd.
- Quanto credete di essere cresciuti in questo ultimo anno?
Suonare dal vivo serve molto alla crescita musicale e all'identità
della band. Serve anche a portare a galla eventuali incomprensioni. Ora ci
conosciamo meglio e possiamo portare avanti discorsi di più ampio respiro
insieme. A livello musicale c'è stata un'ascesa logaritmica. Ho sempre
ripetuto alle ragazze che non sapevo come ero riuscito a comporre brani come
Call It A Day o Bus Stop e che avevo paura di aver esaurito la vena compositiva.
Nessuno mi ha creduto e mi sa che avevano ragione, perché poi sono
apparsi all'improvviso brani nuovi come We Don't Care, Please Remember Me
e Me And My Dreams, di cui vado fiero e ai quali sono ora molto legato. Dal
punto di vista dell'arrangiamento, anche Marcella ha maturato uno stile molto
personale. Dopo i concerti non è raro vedere persone che suonano la
chitarra fermarla per chiederle informazioni e curiosità sul suo stile
e la sua attrezzatura. Anche Vittoria ha cominciato a misurarsi con cose differenti,
con il country, le percussioni, l'elettronica
Il suo stile, rispetto
al periodo Massimo Volume, è molto pi ù libero e può
spaziare dove vuole.
- A quando risalgono i brani di questo nuovo disco?
Alcuni sono anzianotti. Your Perfect Skin Line, in versione molto diversa,
è presente su All My Senses
. Poi ci sono i primi brani arrangiati
con Vittoria alla batteria (prima ancora che All My Senses
uscisse):
Call It A Day ad esempio. Altri come All Your Body Broken Clues, sono dello
stesso periodo, ma sono stati poi accantonati per un periodo perché
non ci soddisfaceva il loro arrangiamento. Addirittura Matter Of Time è
stato uno dei primi brani che composi all'inizio del 2002! Gli ultimi cronologicamente
sono Please Remember Me, We Don't Care e Me And My Dreams. Il loro stile è
differente da quello delle altre songs, e lascia intravedere dove i Franklin
Delano potrebbero spostarsi in un prossimo futuro.
- Oltre che come realizzazione sonora, i brani sono un passo avanti rispetto
al disco precedente anche come scrittura. Sembra che abbiate avuto le idee
molto chiare prima di entrare in studio.
Sì, per permetterci solo cinque giorni di registrazione devi per forza
di cose avere tutto già chiaro. Non abbiamo lasciato molto al caso.
Anche alcuni dettagli, tipo lo sfumare di un brano nell'altro, erano già
più o meno preventivati. Abbiamo lavorato interpretando le critiche
al nostro precedente album. Non potevamo certo tagliare le cosiddette "lungaggini"
per far piacere ai giornalisti. Abbiamo capito che per scrivere e arrangiare
brani "lunghi", c'è da studiare soluzioni differenti alla
solita reiterazione dei riffs. Abbiamo lavorato molto sulle dinamiche (in
questo l'entrata di Vittoria è stata fondamentale). Poi ci sono anche
canzoni che nascono brevi. Ci siamo aperti alle nostre influenze senza tentare
di autolimitarci stilisticamente per darci una coerenza - che sarebbe stata
falsa. Abbiamo scelto di essere postmoderni e di mescolare tutto quello che
ci pareva bello, senza farci troppi problemi.
- Parlami della vostra esperienza a Chicago. Come siete entrati in contatto
coi Califone?
Sono un loro fan. Anche Giovanni Gandolfi (di Unhip records). Lui ci ha presentati
e insieme abbiamo suonato a una festa in una casa privata qui a Bologna, nel
2003. Siamo rimasti in contatto. Per il loro tour successivo abbiamo suonato
di nuovo insieme all'Acquaragia, grazie a Tizio e Matteo (Fooltribe) e ai
ragazzi dell'Acquaragia -che sapevano quanto ci tenessi. Fu una serata indimenticabile.
Proprio quella sera Tim e Ben, dopo che quest'ultimo era salito sul palco
con noi in un paio di pezzi, presero alcuni nostri cd e se li portarono negli
States, per metterli in vendita all'interno del loro catalogo. Ci dissero
che in qualunque momento noi avessimo deciso di mettere piede negli States
per registrare o suonare dal vivo, loro ci avrebbero dato tutto l'aiuto possibile.
Pochi mesi dopo hanno mantenuto le loro promesse e ci hanno aperto le porte
del loro studio e donato molto del loro tempo per suonare sul nostro disco.
- Si fa un gran parlare di post rock italiano. Sembra che questo tipo di linguaggio
sia ormai una scelta primaria fra le band indipendenti, che dalle nostre parti
questo idioma sia stato metabolizzato a dovere. A prescindere dalle differenze
stilistiche e di scrittura che variano di gruppo in gruppo, credi si possa
andare oltre questa formula? E se sì, in che modo?
Non saprei dire. Post Rock è una definizione che nasce con un limite,
mi pare: quella di riferirsi ad artisti che fanno per lo più musica
strumentale. Potremmo cominciare ad utilizzare il concetto in modo più
vario, perché ormai gli stilemi post rock sono utilizzati a piene mani
ovunque. Non so, penso che il prefisso "post" sia troppo affascinante
per poter essere abbandonato ora. A meno che non ci liberiamo dell'etichetta
"post-moderno", non penso possiamo liberarci facilmente di quella
"post-rock" (che ne è l'equivalente in campo musicale, suppongo).
Riguardo gli artisti italiani che "suonano" post rock, mi pare che
l'idioma sia stato metabolizzato fin troppo. Ora, invece di reiterarlo e renderlo
un semplice esercizio di stile, sembrerebbe necessario che ognuno ricerchi
la propria via all'interno di questa nicchia. Altrimenti si rischia il solito
problema: passare per la copia di qualcun altro.
- Vi siete accasati presso la Madcap di Treviso. Come si profila la situazione
di questo 2005 per quanto riguarda la promozione e i concerti?
Siamo sicuramente in crescita. È sempre molto difficile attirare l'attenzione,
ma mi pare che questo album stia rapidamente guadagnando consensi sia tra
gli addetti ai lavori che tra gli ascoltatori di questo tipo di musica. L'autoproduzione,
anche in termini "fisici" ti dà modo di imparare un sacco
di cose, anche tecniche, che normalmente non sono un bagaglio del musicista.
Adesso conosciamo bene tutte le fasi che trasformano un'idea in un disco finito
e incellophanato e questo disco lo sentiamo davvero "nostro", frutto
di un grande lavoro di squadra. È bello lavorare con i ragazzi di Madcap
Collective, poiché siamo davvero una squadra e ci mettiamo tutti tanto
impegno. Alla fine diventa anche divertente affrontare tutte le situazioni
più disparate come un gioco, un gioco molto importante. La supervisione
di Onga è stata indispensabile. I concerti meritano un discorso a parte:
è sempre dura trovarli. Per questo penso di aver fatto un buon lavoro
fino ad ora. Tutti si lamentano che non si va più ai concerti, io sono
sicuro che sta cambiando e che la gente tornerà a frequentare i concerti
(quelli che meritano). Quindi sono fiducioso nei nostri prossimi tour, anche
qui in Italia.
- Che tipo di risposta state avendo, anche a livello internazionale? Suonerete
all'estero?
È un po' presto per parlare di risposte. Saremo negli States da fine
Marzo a Maggio inoltrato. In Europa suoneremo invece a Giugno. La vera promozione
si fa con i concerti, anche se un po' di recensioni aiutano. Purtroppo però
anche quelle spesso si ottengono solo suonando tanto in giro. Quindi non c'è
scelta: suonare dappertutto, il più possibile.
- Anche se è prestissimo per parlarne, quali sono i tuoi (vostri) prossimi
progetti musicali quando finirete di promuovere il disco?
Ho già qualche nuovo brano abbozzato, in realtà. Ma è
davvero presto per parlarne ora. Abbiamo cinque mesi di tour. Poi si vedrà
quest'estate, si faranno un po' di conti e si deciderà in che modo
proseguire.