Domenica 29 Gennaio

Folk-rock e contaminazioni etniche, free-jazz e Morricone, musica da camera e di strada: sono i Ronin
Tornano al Blue Dahlia ad appena un mese dalla loro prima apparizione al Blue nella quale ci hanno stupito, ammaliato con le loro melanconiche ballad, divertito, fatto pensare, penetrati da inconsci trasversali e da ancestrali richiami a lle proprio essere. Una nuova occasione per chi non li ha visti, una nuova occasione per chi come me li ama.
BIO
Ronin è il progetto di musica strumentale, lenta, tradizionale e tendenzialmente
triste di Bruno Dorella, boss di Bar La Muerte e musicista ieri con Wolfango,
Bugo, Lava, Sick Dogs, Daniele Brusaschetto, oggi con OvO, Bachi Da Pietra
e appunto Ronin. A dargli man forte nomi noti e meno noti del panorama avant
italiano : l' onnipresente Jacopo Andreini alla batteria e sax (sul disco,
solo sax dal vivo), polistrumentista in forza a molte delle formazioni che
hanno caratterizzato questa microscena italiana negli ultimi anni ( Bz Bz
Ueu, Nando Meet Corrosion, OvO, e-Neem, Jealousy Party, Crap, Pin Pin Sugar
ed Enfance Rouge). Chet Martino al basso, già in forza ai Pin Pin Sugar.
Dagli Alba provengono invece Lorenzo Rizzi alla fisarmonica e Marco Anicio
alla chitarra. Alla batteria dal vivo troviamo infine Enzo Granato, già
nei CGB e nei Glacial Fear, formazioni metal ed hardcore.
DISCOGRAPHY
Ronin
Ronin (2004 Ghost Records)
Ronin
cd ep (2002 Bar La Muerte)
Compilations:
"Il Galeone" su Collisioni in Cerchio (FromScratch 2003)
"Vegetable Man" su Vegetable Man Project (OggettiVolanti 2004)
"Venus in Furs" su "bOOmSongs for Velvet", (webcompilation
su www.musicboom.it )
"Nada" su "Breaking Down The Barriers" (webcompilation
www.aferecords.com )
"Miniature 2" su "Il Banco Dei Somari" (book+cd, No Reply,
Italy 2005)
Recensioni e Interviste
di ©2004 Edoardo Bridda, Stefano Solventi e Antonio Puglia
Folk-rock e contaminazioni etniche, free-jazz e Morricone, musica da camera
e di strada: sono i Ronin
Tra Est e West: introduzione ai Ronin
di ©2004 Edoardo Bridda www.sentireascoltare.com
All'epoca in cui Bruno Dorella era batterista dei Wolfango, durante una data
della tournée sospesa a causa della pioggia, accadde un qualcosa di
speciale. Quella sera, in un tendone allestito fortuitamente, suonò
una banda acustica slava catturando l'attenzione degli astanti. Tra i presenti
c'era anche lui, Bruno, e gli venne un'idea. A dir la verità fu un'ispirazione
fulminante, tant'è che a Pesaro, nell'estate del '98, nacque IST, Imaginary
SoundTrack, un progetto di musica folk che doveva in qualche modo attingere
dalla forza vitalistica della musica dell'Est e farne un rock nuovo, magari
contaminato con un pizzico di free-jazz e improvvisazione.
C'è voluto un po' di tempo prima di metter assieme, tra i vari impegni e gruppi collaterali, un ensemble che suonasse il tipo di musica immaginifica che il batterista aveva in mente e, alla fine, grazie a Jacopo Andreini (OvO) e agli Alba, il progetto si concretizza nel '02 portando alla stesura di cinque brani che faranno parte di un eppì omonimo a nome Ronin. Bruno lo pubblica in proprio grazie alla sua fida etichetta, Bar La Muerte, e immediatamente dopo inizia a lavorare a un vero album. Purtroppo, il seguito di Ronin Ep arriverà soltanto a due anni di distanza, nella primavera del 2004. Ma valeva la pena di attendere: il progetto di Dorella, come il buon vino, ha preso corpo e sostanza testimoniando la qualità di gruppo unico in Italia: un affiatato ensemble che macina folk-rock e contaminazioni etniche, jazzistiche e cinematografiche, che non disdegna l'impostazione da camera e nemmeno quella bandistica di strada, che si giova del miglior Morricone e della musica da strada, dell'Est quanto del West.
Ronin (Ghost / Audioglobe, 2004)
di ©2004 Edoardo Bridda e Antonio Puglia
Sull'onda dell'entusiasmo per Ronin Ep, Bruno Dorella pensa già al
successore poco dopo la pubblicazione di quel primo lavoro, nell'estate del
2002.
La prima session di giugno vede in scena un trio formato dallo stesso Dorella,
Anicio e la Mansu (rispettivamente alla chitarra e al violoncello); la seconda
e più corposa di agosto si avvale dell'aiuto di molti amici comprendenti
Christian Rainer (piano), Bugo (basso), Roberto Rizzo (tastiere), Brynya Ansedottir
(violoncello), Stefano Nava (violino), DsorDNE e a034 (elettronica).
Da quell'estate alla pubblicazione dell'ellepì trascorre molto tempo:
alcuni ritardi riguardano le collaborazioni a distanza con le cantanti - Sara
Lov (dei Devics) e Mae Starr (dei Rollerball) -, altri sono dipesi dagli incessanti
tour di Dorella con OvO, Bugo, Daniele Brusaschetto e gli stessi Ronin (memorabile
a tal proposito il concerto tenutosi all'Xm24 a Bologna nel 2003). Comunque
sia, nella primavera del 2004, grazie alla Ghost Records, l'attesa è
finalmente conclusa.
Il disco emoziona e coinvolge intelligentemente: si ritorna a far uso di stili
morriconiani, folk e rock, ma ad essi s'aggiunge una compostezza camerista
intrisa di suggestioni mitteleuropee.
Grazie all'ombra lunga dell'austriaco Christian Rainer e alla sensibilità
dei nuovi collaboratori (la carezzevole ma austera voce della Star, gli archi
colti di Ansedottir e Nava), ciò che colpisce è la particolare
compostezza di alcune partiture, a partire dall'intro, perfetta musica d'apertura
di un'ideale soundtrack; Cavaliera, che collassa nella sezione centrale in
deliri free e riprende caparbia tra post e suggestioni balcaniche; Miniature,
impreziosita da contrappunti medioevaleggianti alla chitarra e soprattutto
Mandrake, accarezzata da languide melodie al piano di Rainer.
Sorprende come questi fraseggi si sciolgano alla perfezione in motivi diversissimi
(da strada, rumoristi, morriconiani) per poi venir ripresi; e difatti la sensazione
che ogni membro del gruppo sappia esattamente come partecipare è palpabile.
Da qui la magia di tracce quali Nada, un brano già presente nell'eppì,
e della stessa Mandrake, dove la voce di Mae fa pensare ai Sigur Ros più
dark.
Non mancano i momenti di calienza westerniana: I Am Just Like You è
un oppiaceo blues à la Mark Lanegan cantato da un'affascinante Sara
Lov (tra Joni Mitchell e Lisa Germano); Mar Morto, un lento spaghetti western
tra riverberi di chitarra e un violoncello a ronzare cupo al calar del sole;
e Lava, con accenni tortoisiani, un agro commiato tra scrosci di lamiere e
lo sfregar di zampe di lucciole. Infine, storia a sé per A.M. Coffee,
che presenta un andamento da spy movie anni '40, tra fiati sinuosi da pantera
rosa e improvvisazioni (elementi che sicuramente non sarebbero dispiaciuti
al truce James Chance).
Ronin Lp ha lasciato un'impronta caduca dietro di sé, ammaliato gli
animi e sopito sensazioni, come se la malinconia di Mandrake si fosse appiccicata
alla nostra pelle senza possibilità di poterla lavare, come se quello
spleen ci fosse entrato dentro e il pulviscolo lavico inspirato dalle narici
e di lì sceso nei polmoni.
E mentre tutto ciò accade, un caffè, anch'esso nero come la
stella più lontana dal sole, ribolle sul davanzale di un condominio.
Intervista sodapop.it
Bruno Dorella Ragione e sentimento
Wolfango, Ronin, Ovo, Bar La Muerte e quanti altri ancora?! E' inutile scendere
nel dettaglio nella musica di Bruno Dorella, perché se siete arrivati
sino a qui si suppone che la conosciate meglio del vostro pigiama più
caro. Diciamo piuttosto che abbiamo preferito approfondire l'aspetto umano
di quello che oggi, a mio avviso, è uno dei motori più importanti
della musica indipendente nostrana: entusiasmo e sincera voglia di fare e
raccontare. E non si è smentito nemmeno stavolta.
Sodapop: Che cosa fa oggi tua sorella Oriella, Bruno? Hai mai
avuto facilitazioni o favoritismi nel mondo indie grazie alla parentela con
l'illustrissima soubrette? E soprattutto, oggi come oggi, non le chiedono
mai se è parente con il mentore di Ronin/Ovo/Bar la muerte e compagnia
bella?
Bruno: Innanzitutto vorrei correggere l'espressione soubrette. Una etoile
della Scala, pur con una sbandata a Fantastico, resta un etoile della Scala.
Mi sarebbe piaciuto molto trarre vantaggio dalla parentela, ma sono mondi
troppo diversi che non si toccano praticamente mai. Una volta mi ha detto
che conosceva un tizio che faceva musica giovane, uno che magari poteva apprezzare
la mia musica, come si chiama?... Piero Pelù... o qualcosa del genere...
No, davvero, come dice Battiato Mondi Lontanissimi.
Sodapop: Quale tra le tue bands o tra i progetti affiliati alla tua etichetta
preferisce?
Bruno: Ronin e Christian Rainer.
Sodapop: Dalle mie parti si dice che tu sia l'uomo "take it easy"
dell'indie italiano e, per quanto mi riguarda e considerato l'ambiente di
cui parliamo, è il miglior complimento che uno possa ricevere. Come
fai a mantenere ancora tutto questo entusiasmo e questa disponibilità?
Bruno: Non è questione di mantenere, è che mi piace davvero
quello che faccio e non voglio fare altro. Me la piglio in culo e mi incazzo
un sacco di volte a causa della mia easiness, è la mia croce e delizia.
Sodapop: Considerati i tuoi impegni, i tuoi progetti e soprattutto la tua
costanza davanti al pc dovresti avere giornate di trentasei se non quarantotto
ore. Ti droghi con roba pesante?
Bruno: No, però se hai qualche consiglio per portare la giornata a
quarantotto ore sono disposto a tutto...
Sodapop: Hai fatto date e tournè all'estero che molte band nostrane
non si sognano neppure (e forse non desiderano nemmeno sognare). Il nostro
indie rock gode di una solida reputazione all'estero oppure è tenuto
in considerazione quanto noi (europei) facevamo con le nuove americhe nel
milleduecento?
Bruno: All'estero conoscono solo i gruppi punk italiani e gli Zu, ovvero i
gruppi che vanno in tour all'estero. In Turchia e nei Balcani in generale
quando dici che sei italiano ti rispondono, anziché spaghetti, mandolino
o Baggio: Klasse Kriminale !!!!
Sodapop: Oi! Ehm...Ti sei esibito anche nella Mitteleuropa, di cui noi sappiamo
appunto come delle nuove americhe nel milleduecento (almeno musicalmente).
Hai trovato una scena florida e curiosa? E soprattutto, hai notato un ambiente
derivativo oppure la ricerca di una certa originalità e che attinge,
come i Ronin per esempio, alla propria cultura e tradizione?
Bruno: La scena in Mitteleuropa è florida e vitale come ovunque, Italia
compresa. E' anche, come ovunque, molto derivativa, maledetti yankees. Però
le cose originali non mancano, e soprattutto nell'Est ci sono delle peculiarità
inspiegabili derivanti appunto dalla tradizione musicale peculiare che hanno.
Sodapop: Riesci a campare soltanto della tua arte?
Bruno: In qualche modo sì. Sopravvivo. E' dura, mi servirebbe davvero
uno zero in più alla fine di ogni mese...
Sodapop: Secondo te, se la sinistra italiana, come si auspicano quelli di
sinistra, tornasse al governo, la musica indipendente nostrana ne trarrebbe
vantaggi e giovamenti?
Bruno: Se paragonata a questa destra, credo che qualsiasi sinistra potrebbe
essere vantaggiosa per la musica italiana tutta. Ciò non vuol dire
che sarebbe davvero utile. Ma meglio di sicuro.
Sodapop: Quando hai tempo per farlo, cosa guardi alla televisione? Hai mai
nostalgia di Mister Fantasy oppure Be Bop Alula?
Bruno: Ho nostalgia del Pinocchio di Comencini e degli altri grandi sceneggiati
del passato come I Sopravvissuti o Ligabue, o programmi deliranti com Saturnino
Farandolà. Oggi guardo tutti i film che posso e Futurama, se pranzo
a casa.
Sodapop: Se domani, e io tutto sommato te lo auguro, tu potessi fare la colonna
sonora per un film, con quale regista ti piacerebbe collaborare? E meglio
ancora, quale pellicola già esistente vorresti aver musicato?
Bruno: C'è già qualcosa in ballo, il primo EP dei Ronin è
diventato la colonna sonora del mediometraggio Rocca Petrosa di Cosimo Terlizzi,
il brano I Am Just Like You del nuovo album andrà nella colonna sonora
dell'esordio lungo di Vittorio Moroni, e in più c'è in ballo
una grossa cosa di cui non parlo per scaramanzia. Infine i Wolfango avevano
ai tempi musicato ed interpretato il corto Due di Andrea Caccia. Comunque
fare colonne sonore è il mio sogno, non chiederei di meglio.
Sodapop: Secondo te, tra Maurizio Seymandi, Cristiano Malgioglio e Silvestrin
chi ne capisce di più di musica?
Bruno: Non conosco nessuno di loro per cui non saprei risponderti. E questa
è la risposta seria. Stando al tuo gioco, senza dubbio Seymandi.
Sodapop: Pensi che gli Ovo possano avere estimatori tra i satanisti? Gente
tipo Bestie di Satana per esempio, quelli insomma che ci credono davvero.
Bruno: Potenzialmente credo di sì. Anzi, tiro fuori di nuovo la Turchia,
quando abbiamo suonato ad Istanbul abbiamo corso qualche rischio per questa
storia, laggiù non amano molto il satanismo né ciò che
puzza anche solo lontanamente di zolfo...
Sodapop: Dopo un'esibizione degli Ovo nessuno ti ha mai chiesto se sei pazzo?
Bruno: Forse sì, ora non ricordo... però diverse persone dopo
un concerto degli OvO mi hanno detto che era il più bel concerto che
avessero mai visto, e cazzo questo vale tutti i materassi pisciati dai cani
e i sacchi a pelo per terra del mondo...
Sodapop: E' vero che i costumi di scena degli Ovo sintetizzano l'incapacità
dell'individuo di mostrare al prossimo il proprio Io interiore, assurgendo
quindi a funzione catartica e liberatoria?
Bruno: Ehm... esattamente...
Sodapop: Se dopo aver sentito Ronin, Moni Ovaia ti proponesse di aderire ad
un progetto Kletzmer tipo "Dresda Mitzbar", ci penseresti?
Bruno: Moni Ovadia? Perché no?
Sodapop: Bruno, è meglio Stare in ozio o perdersi nello spazio (vecchio
pezzo dei Wolfango)?
Bruno: Quando sono in tour sogno di mettere i piedi davanti a un camino con
un bicchiere di vino in mano, quando sono in casa sogno quale altro tour potrei
fare... allo stesso modo quando sto in ozio vorrei perdermi nello spazio e
viceversa... sono Pesci ascendente Vergine, una condanna all'insoddisfazione...