Charles Atlas + Bird Show


I Charles Atlas, da S.Francisco, sono una band strumentale guidata da Charles Wyatt, ex Piano Magic. Incidono per la Ochre (distr. Wide) e hanno diviso il palco con gente tipo Dirty Three e Low (con cui hanno anche all'attivo uno split cd).... Keyboards, chitarre, laptop, tromba sono alcuni degli strumenti con cui realizzano le loro composizioni notturne, misteriose, avvolgenti, da collocare sull'asse Rachel's - Tarentel - Bark Psychosis. Il loro recente "To the Dust...." è stato accolto con toni entusiastici all'unanimità Così Paolo Bertoni, su Blow Up: "Si rimane abbagliati da Neither Nor, che inaugura questo quinto disco. Romanticismo eccelso, essenza di sentimenti che rimescolano dentro e stordiscono i sensi... memorie che diventano immaginazione... "To the dust from man you came and to man you shall return" non ha nulla da invidiare al precedente ("Worsted Weight", Blow Up # 55...), che è come dire che è ugualmente epocale, un lungo e sublime crepuscolo che sembra non volersi mai inabissare, in un'attesa serena ma trepida, ed infinita...".
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Ad arricchire i concerti dei Charles Atlas, la prestigiosa presenza dei Bird Show: nuovo progetto su Kranky di Ben Vida dei Town and Country (gli eredi dei Gastr del Sol?), nonché figura centrale della scena avant di chicago e non solo: vanta collaborazioni con Tony Conrad, Fred Lonberg-Holm, Terminal 4 (con lo stesso Lonberg-Holm, Jeb Bishop, Josh Abrams), Tim Kinsella dei Joan of Arc. E suo fratello suona la batteria con gli Us Maple (una famiglia di talentuosi...). Il progetto Bird Show è un miscuglio di folk, drones psichedelici, field recordings e percussioni. Immaginate qualcosa tra Sun City Girls, Richard Youngs e Fahey. Così Stefano Isidoro Bianchi su Blow Up di febbraio: "In occasione del suo esordio solista ³Mpls.² tracciavamo, nel lontano numero 28 del giornale, il ritratto del chitarrista chicagoano Ben Vida, fino a quel momento diviso a metà tra Town & Country e Pillow. Da allora, era il 2000, Vida si è sentito poco e nulla; ha viaggiato per il mondo ­ Marocco, Zimbabwe, Giappone, Pakistan ­ e infine è tornato a casa portandosi dietro un mucchio di suoni raccolti nelle foreste, nelle città, dalle voci, dall¹ambiente. Con la compagna di musica e vita Liz Payne ha quindi deciso di mettere a frutto le mille esperienze con una nuova formazione, in realtà un duo, chiamata Bird Show, che qui troviamo alla prova d¹esordio. "Green Inferno" è l¹esatto risultato della somma dei diversi mood dell¹uomo e del musicista, parimenti debitore ai trascorsi minimalisti, che ritroviamo nei drones ronzanti di All Afternoons Part #1 e Morning / Evening, e della naturale propensione per delicate rifrazioni acustiche, qui Kind Light e Always / Never Sleep part #2. Quel che resta in testa dopo il passaggio pakistano è ­ forse inevitabilmente ­ l¹accentuato sapore di ritualismi d¹antica psichedelia di Green Inferno e più direttamente etnici di Tracers. In più di un momento Vida canta, e questa è un¹altra novità; così il bozzetto wyattiano Landlovers, bello e chiuso in un perfetto circolo formale. Ma i due capolavori dell¹album sono Always / Never Sleep part #1, distesa ambientale come un suono di chiesa allargato sull¹orizzonte dello spazio interiore, e la splendida All Afternoons Part #2 (Dawn Of The Dead), che sposta il baricentro sonoro su un¹ossessiva litania mentale nella quale le diverse opzioni ­ il minimalismo, la chitarra acustica, i fumi psichedelici ed etnici ­ si fondono evocando l¹inquietante quadro di un autentico inferno verde" (7/8) Stefano I. Bianchi www.kranky.net