Satantango



Bio

I Satantango nascono nel 2000, come approdo e continuazione delle esperienze musicali noise-blues e garage dei Tupelo e dei Playground (da cui provengono i cinque membri originali della band: Anna Poiani alla voce, Massimo Audia e Luca Fusari alle chitarre, Simone Curioni al basso e Luca De Biasi alla batteria). Dopo l’immancabile fase di rodaggio a base di cover (la scelta delle quali mette a fuoco lo stile iniziale del gruppo, con estratti dal repertorio di Pj Harvey, Patti Smith, Thin White Rope, ma in seguito anche Dead Boys, Beasts of Bourbon e Captain Beefheart) e di concerti, all’inizio del 2002 i Satantango esordiscono ufficialmente con l’album Downhill, accolto molto favorevolmente dal pubblico e dalla critica (recensioni e interviste sui maggiori periodici specializzati italiani – per ulteriori notizie vedi anche www.satantango.it). In Downhill gli umori dark-blues dei ‘numi tutelari’ del gruppo convivono con un approccio che è a tutti gli effetti puro e semplice ‘rock’, in una scaletta eterogenea in cui si passa senza soluzione di continuità dalle ballate più inquiete a schegge di blues acido. Il biennio 2002-2003 vede i nostri ancora impegnati nella promozione di Downhill (anche in compagnia live di band quali Firewater e Radio Birdman), e nell’acquisizione di un nuovo membro, Nando Piras, che si occupa di percussioni e seconde voci. L’approccio della band non muta, ma si sposta verso un sound più scarno e al tempo stesso più incisivo che agli esordi. Il risultato di un altro anno di maturazione è il nuovissimo album Mr Bore, registrato nella prima metà del 2004 (con il Magister Mob Studio di Fabio Magistrali, che come in Downhill si è occupato della produzione e del missaggio) e in uscita nell’autunno dello stesso anno su Wallace Records.



Le Recensioni

Roberto Calabrò Stiv Livraghi non c’è più ma continua ad essere lo spirito-guida dei Satantango, la formazione nata da membri superstiti dei Tupelo/Playground per raccoglierne l’eredità e portarne avanti il percorso musicale. Suo è infatti il bel disegno di copertina che rappresenta Syd Barrett (in un episodio leggendario della storia del rock, quando il chitarrista si presentò in studio nel 1975 e non venne riconosciuto dai vecchi compagni dei Pink Floyd). E suoi sono pure tutti i testi originali della band, come pure nel precedente “Downhill”. Però mentre quel disco era sofferto e a suo modo catartico, il nuovo Satantango - pur non distaccandosi dalla formula sonora psycho-blues tipica del gruppo – aggiunge colori e sfumature che prima non erano presenti o erano soltanto accennati. Registrato come di consueto da Fabio “Magister” Magistrali, uno dei più richiesti produttori indipendenti italiani, “Mr. Bore” vive dell’incessante alternarsi di luci e ombre, di pezzi solari che si intrecciano ad altri più nervosi e oscuri, dove non mancano le citazioni ma dove soprattutto emerge la personalità di una formazione sempre più consapevole dei propri mezzi espressivi. Se l’iniziale title-track non rinuncia al sound obliquo dei Satantango pur affrontando la materia r’n’r con piglio più deciso, come pure “The Giants” e “Ode To Mark Sandman” (dedicata allo scomparso leader dei Morphine), particolarmente riusciti risultano i brani in cui la band lodigiana allenta la presa e lascia emergere il proprio lato visionario. E così arrivano “Madhouse” e soprattutto “Bluer”, per chi scrive l’episodio più ispirato dell’intera raccolta, un brano dilatato di moderna psichedelia. Ma non è finita perché in “Excitement” emerge il lato aggressivo e noise-blues del sestetto e “The Rope Song” rilegge in maniera sbilenca un classico dei Devo, mentre la coda del disco – dopo il lungo delirio free-form di “Rock’n’Roll” - omaggia Richard Hell con un frammento di “Blank Generation”. Ma il tributo più sentito e riuscito si coglie, invece, tra la pieghe del disco, con la traccia nascosta posta in apertura di programma: la cover di “Clear Spot” (già cavallo di battaglia live del gruppo) introdotta dalla voce di Kendra – figlia di Stiv e della cantante Anna Poiani – che si lancia in un entusiastico “Uh…Capitan Beefheart!”.

Il Mucchio Selvaggio- 2/8 Novembre 2004 - Alessandro Besselva Averame La cover nascosta (ma inserita nella tracklist col numero zero, e ascoltabile spingendo indietro il cursore della ricerca veloce non appena parte la prima traccia) di “Clearspot” di Capitan Cuordibue fa subito capire dove ci troviamo: dalle parti di un garage blues abrasivo e lievemente destrutturato, che si carica di un impeto punk spesso dirompente. Il gruppo lombardo maneggia materiali a rischio che da un momento all’altro possono diventare calligrafici, ma lo fa con una destrezza e una autenticità che gli deriva dalla lunga militanza nelle fila della scena garage nostrana. Nati da quei Playground nei quali militavano Stiv Livraghi e Alessio Zagatti, scomparsi in un tragico incidente, con la volontà di proseguire il discorso, i Satantango giungono al secondo album con una impressionante carica che si esprime attraverso la splendida voce di Anna Poiani, sguaiatamente rock, le chitarre ruvide e a tratti quasi “waitsiane” di Luca Fusari e Massimo Audia, il travolgente trapestio percussivo di Luca De Biasi e il basso granitico di Simone Curioni. Finendo per mettere insieme una collezione di brani freschi, sporchi, dolcemente violenti, che non si prestano mai a pratiche revivaliste o nostalgiche e che anzi non sfigurerebbero nel repertorio di label statunitensi come K Records o Kill Rock Stars. Ma che, a dirla tutta, stanno benissimo pure sul catalogo di una delle più eclettiche etichette della penisola, la Wallace, che ancora una volta ha privilegiato la qualità. Disco difficile e spigoloso quanto si vuole, ma comunque di grande impatto.

Rockerilla- Novembre 2004 - Michele Casella Gruppo arrivato al secondo album dopo l'esordio pubblicato da Vinza nel 2002, i Satantango hanno alle spalle una storia che affonda le radici nei primi anni novanta. Così influenzati da artisti come Patti Smith, PJ Harvey e Tom Waits da riformarsi come cover band dopo le esperienze di Tupelo e Playground, i sei musicisti si sbizzarriscono in imbrogliate trame musicali che incrociano indie rock e blues sporco. Quel che viene immediatamente in primo piano è la voce di Anna Poiani, ottimo incrocio delle due signore del rock succitate - basti ascoltare l'interpretazione da Grand Guignol di "Bluer" o la fantasiosa visione di "The Giants" - ma anche erede nostrana delle sorelle Deal. Singolare (ma allo stesso tempo scontata) la scelta di cantare in inglese ma di trascrivere i testi in italiano in un album che risulta così riuscito anche grazie all'ottimo lavoro alla produzione di Fabio Magistrali

Freak Out - 19 Novembre 2004 - Fausto Turi Diviene sempre più numerosa e variegata la pattuglia rock'n'roll italiana, ed i Satantango danno un bel contributo del quale noi appassionati possiamo rallegrarci. Giunto al secondo disco, il sestetto di Lodi si affianca senza complessi d'inferiorità a Mirsie, Cut, One Dimensional Man, Julie's Haircut, Morticia's Lovers, Red Worm's Farm, etc. con una vigorosa formula r'n'r-blues accompagnata tuttavia da testi di sorprendente qualità (ci risparmiano i soliti stereotipi sessisti ed alcolisti del r'n'r sul genere "hey baby, guarda come sono cool stasera."); gli stessi testi sono tradotti in italiano nel booklet, ad ogni modo. Oltre alle liriche, altra peculiarità dei Satantango è la loro scelta, in controtendenza rispetto alla moda recente del blues, di proporsi con una formazione allargata (6 elementi per due chitarre, basso, batteria, organo, percussioni) come era tipico per le band degli anni 60 (Allman Brothers, Grateful Dead.) e come in Italia hanno provato a fare pure i Cut ai tempi di 'Will U Die For Me?' salvo poi ripiegare, di recente, su una line-up snella. Il disco parte, fate attenzione, con una ghost track cui potete accedere soltanto "skippando" all'indietro per quattro minuti e mezzo quando la prima traccia è appena partita nel vostro stereo: trattasi di una cover di 'Clear Spot' di Captain Beefheart, che rappresenta anche uno degli episodi più intensi dell'intero lavoro. Con questa ghost track il compact disc raggiunge in totale i 42 minuti di durata distribuiti su 11 canzoni. Altra cover contenuta nel disco è una ruvida 'The Rope Song' dei Devo. Anna Poiani, baricentro dei Satantango, è graziosa, ma quando canta sa colpire duro ('Mr.Bone', 'Tropic') anzi durissimo ('Excitement', 'The Rope Song'), ed intimidisce l'ascoltatore come fosse la Patti Smith più sciamanica (ascoltate 'Bluer' e 'Ode to Mark Sandman' e fatami sapere se non dico giusto.); è ad ogni modo negli episodi più blues e soul che a nostro giudizio dà il meglio di sé ('Night of the Soul'), mentre ci fa dispiacere quando pare trattenersi un po' con la voce (succede ad esempio in 'Mad House') badando fin troppo alla buona pronuncia inglese ed alla chiarezza del messaggio, evitando però di abbandonarsi a quel pò di follia che noi debosciati del rock'n'roll contiamo di ritrovare nelle esibizioni dal vivo della band. Se proprio non ve lo potte permettere, andate su www.satantango.it: qualche assaggio in real audio del disco è lì ad attendervi.



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La dedica al Blue sull'ultimo cd