

Noi ci muoviamo giudabasso, lì dove c'è fermento!
Per riuscire ad emettere un suono, il più forte possibile, con bassi profondi come la nostra anima e ritmi incalzanti come i nostri sogni.
La nostra musica germina da un metissage culturale nel quale le nostre influenze musicali e le nostre esperienze individuali confluiscono. Scriviamo musica per esprimerci e comunicare, comunicare la nostra rabbia, ma anche la nostra pace, i nostri sogni, ma anche la nostra quotidianeità e portiamo in giro la nostra musica per fare danze dei nostri sogni e feste per tutti i popoli.
Ogni giorno suoniamo perché è il nostro modo di esprimere un Sogno! Questo Sogno ci aiuta a vivere il nostro quotidiano e a non dimenticare che il futuro che si desidera bisogna costruirlo sempre, tutti i giorni, pietra su pietra, partendo dal basso, con grande energia e lucidità. Ed è proprio da basso che le cose fermentano con maggior movimento perché c'è la voglia di salire, di riuscire ad emettere un suono.
MiniBio: (il gruppo parla di sè...)
Il progetto giudabasso nasce alla fine del 1996 a Milano.
Il suono del gruppo è sostanzialmente in levare e lo hanno definito "International Ska Reggae y Patchankon" perchè si muove appunto tra sonorità ska e reggae alle cui miscelano samba, ritmi afro-cubani, punk, ragamuffin ovvero: il patchankone, naturale espressione e rappresentazione del metissage culturale a cui sentono di appartenere.
Le canzoni sono scritte e cantate in lingua italiana, ma in molti dei brani utilizzano anche inglese, francese, spagnolo e portoghese, nonchè alcuni dialetti della nostra penisola.Formazione:
Papa Andy, voce e chitarra ritmica
Al "Master Riff", chitarra solista e cori
Paolone, basso e cori
Lu Tony, percussioni e colori
Dario G, batteria
Mikelozzo, sax tenore
Zampa, tromba e sax contraltoInfluenze:
Mano Negra e la Calle de Barcellona, Bob Marley e tutta la Jamaican Music, The Clash, Sublime, Spook and the Guay, Zebda, Casino Royale, Africa Unite, Papa Wemba, Manu Dibango, Zion Train, Lee Scratch Perry e tutta la Dub Culture.
Giudabasso: cantiamo il mondo divertendoci
Sette elementi per una band che ha scelto la patchanka, ovvero una mescolanza di generi, a cui si aggiunge una babele di lingue
Sono in sette: quasi una big band. Il che può essere un vantaggio: più idee, più creatività, più canzoni. Ma a volte è un problema: "Tante teste messe insieme non sempre si capiscono. E' difficile metterci d'accordo su quando fare le prove, le riunioni... E' un'impresa persino organizzare una cena, figuriamoci il resto". A parlare è Andy, il cantante dei Giudabasso, gruppo ska milanese che sabato 31 gennaio suonerà allo Spazio Aurora di Rozzano, locale aperto da una manciata di mesi.
Forse proprio a causa di queste difficoltà la formazione ha dovuto affrontare negli anni numerosi cambi di line-up: "Un problema per la nostra stabilità, ma non per l'evoluzione della nostra musica. Tutte le persone che hanno suonato con noi ci hanno dato qualcosa, hanno influito sul nostro sound".
Insomma, dal 1996 a oggi i Giudabasso qualche soddisfazione se la sono tolta: hanno tenuto tantissimi concerti, condiviso il palco con gruppi come i Sud Sound System, i Persiana Jones e i Reggae National Tickets, nell'ottobre del 1997 hanno partecipato, su invito, alla registrazione del video dei Crummy Stuff "Never Trust a Punk", l'anno dopo hanno inciso un demo di tre brani e nel 2000 hanno pubblicato su Internet altri tre pezzi in formato MP3.
Oggi dicono di aver trovato la loro dimensione: "Inizialmente facevamo ska-punk, poi abbiamo fatto un viaggio attraverso il reggae e i ritmi afro cubani, dopodiché ci siamo fermati per fare il punto della situazione. Abbiamo scartato vecchi brani e ne abbiamo scritti di nuovi, altri li abbiamo riarrangiati".
Il risultato di tutto questo rimestio è una patchanka allegra, movimentata, che arricchisce i classici ritmi in levare dello ska con riff di fiati, incursioni nella rumba, raggamuffin, percussioni incalzanti e qualche chitarra distorta. "La musica che facciamo adesso è diversa da quella degli esordi, è più intensa. Perciò questo per noi è l'anno zero, siamo a un nuovo punto di partenza".
Non a caso la band ha appena dato il via alle registrazioni del primo disco. "Sarà un album completamente autoprodotto. Conterrà nove tracce "ufficiali", a cui stiamo pensando di aggiungere qualche ghost track o bonus track. Il titolo è ancora da decidere, mentre è sicuro che tra i vari brani ci sarà "Sciakalli", una riflessione sul nostro "bel paese", sulle bombe misteriose che qui da noi sembrano non finire mai di scoppiare, sul conflitto sociale che è sempre più all'ordine del giorno. Gli sciacalli sono quelli che stanno dietro ai giochi sporchi della politica, alla corruzione, alla vendita di armi, allo sfruttamento".
In questo caso il testo è in italiano, ma i Giudabasso non disdegnano i dialetti, dal meneghino al salentino fino al siculo. "Con la nostra musica vogliamo divertirci e divertire, ma anche comunicare, dire cosa pensiamo del mondo. Abbiamo scelto la patchanka perché è un non-genere che ci consente di mescolare le sonorità e le ritmiche più svariate. E anche per le parole vorremmo spaziare il più possibile".
Non è uno scherzo: la band sta già pensando di provare a scrivere in altre lingue. Le più gettonate del momento? Arabo e cinese.Il Sito: